Studio Legale Roma

Riforma Fornero

Sulla improcedibilità delle domande subordinate di pagamento di spettanze retributive arretrate, 13ª, 14ª, indennità sostitutiva del preavviso e TFR in seno al giudizio ex art. 1, commi 47 e 48 Legge L. 28-6-2012 n. 92 (Riforma Fornero)

 


(Avv. Riccardo Carlone)

    A distanza, oramai, di circa 10 mesi dall’entrata in vigore della cd. “Riforma Fornero” e, soprattutto, del rito speciale previsto ex commi 47 e ss. art. 1 L. 28-6-2012 n. 92 di impugnativa di licenziamento nelle fattispecie di recesso disciplinate dall’art. 18 Statuto dei Lavoratori, una delle problematiche che maggiormente si sono poste innanzi ai Giudici del Lavoro è quella dell’ammissibilità/procedibilità in seno a tale procedimento delle domande subordinate volte a far accertare il diritto del ricorrente a ricevere somme a titolo di TFR, indennità sostituitva del preavviso, 13^ e 14^ mensilità 2012.

    Emerge sul tema, seppur nell’incertezza delle prime applicazioni della cd. “Riforma Fornero”, un orientamento delle Sezioni Lavoro dei Tribunali Italiani in merito a quanto previsto nel comma 48 dell’art. 1 che recita come “La domanda avente ad oggetto l'impugnativa del licenziamento di cui al comma 47 si propone con ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro. Il ricorso deve avere i requisiti di cui all'articolo 125 del codice di procedura civile. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui al comma 47 del presente articolo, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi.”

    Prevale, al riguardo, la tesi dell’inammissibilità/improponibilità nel giudizio intentato ex commi 47 e ss art. 1 L. 28-6-2012 n. 92 di impugnativa del licenziamento, per insussistenza del presupposto dell'identità dei “fatti costitutivi”, con riguardo alle domande aventi proprio ad oggetto, ad esempio, le differenze retributive, i contributi maturati, così come il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto, i rate 13^ e 14^ mensilità (sull’improcedibilità della domanda di pagamento del TFR instaurata, unitamente all’impugnativa del licenziamento, ex comma 47 art. 1 L. 28-6-2012 n. 92 ex multis Tribunale Ordinario di Milano, Sezione Lavoro e Previdenza, Giudice dott. Porcelli, Ordinanza 31.10.12 resa in seno al Giudizio R.G. 11480/12 secondo il quale “Le domande relative alle somme arretrate, 13ª, 14ª, indennità sostitutiva del preavviso e TFR presuppongono valutazioni diverse rispetto a
quelle relative alla risoluzione del rapporto come tali sono improcedibili”
).

    In tal senso si sta orientando gran parte della Giurisprudenza di merito (Trib. Milano, 2 ottobre 2012, est. Gasparini; Trib. Milano, 16 ottobre 2012, est. Lualdi e Trib. Milano 23 ottobre 2012, est. Colosimo) con gli Interpreti oramai pacificamente indirizzati a dichiarare improcedibili le domande volte ad ottenere il pagamento delle spettanze di fine rapporto e del compenso per lavoro straordinario (dello stesso avviso Trib. Roma, 31 ottobre
2012, est. Marra, Guida al Lavoro, n. 46, 2012, pp. 17 ss., che ha dichiarato inammissibili le domande non fondate sugli stessi fatti costitutivi e nello stesso senso anche Trib. Palermo, est. Marino, 15 ottobre 2012. Per un approfondimento sulle prime decisioni sul nuovo rito Fornero v. G. Favalli­A. Stanchi, Processo e nuovo rito Fornero: prime pronunce del Tribunale di Milano, Guida al Lavoro, n. 46, 2012, pp. 12 ss.).

    Si noti come alcuni Giudici del Lavoro chiamati a decidere tali questioni non si siano limitati ad una mera interpretazione letterale (o anche solo sistematica) del dettato normativo, considerandosi come una operazione ermeneutica aderente al testo della norma in esame, nel senso della “identità del fatto costitutivo”, potrebbe rendere la disposizione sostanzialmente inutile; giuridicamente, infatti, non vi possono essere domande “diverse” fondate su “identici fatti costitutivi”.

    Infatti, mentre possono esistere domande identiche fondate su diversi fatti costitutivi (come nel caso dei diritti eteroindividuati), non vi possono essere domande diverse fondate su identici fatti costitutivi (come, invece, nel caso dei diritti autoindividuati).

    Le Sezioni Lavoro dei Tribunali italiani, pertanto, si sono anche spinte nel ricercare le ragioni di una risposta generale, svincolata dal solo riferimento letterale “identici fatti costitutivi”, nella ratio stessa della Riforma che risiede, evidentemente, nell’intenzione del Legislatore di dare un’evidente corsia preferenziale ai riti volti all’accertamento dell’illegittimità dei licenziamenti soggetti alla (ex) tutela reale (o più precisamente, nel senso più ampio conferitogli dal richiamo del comma 47 della Riforma, con le conseguenze proprie della tutela reale. Attualmente vedasi primo comma e ss. riformato art. 18 Statuto dei Lavoratori), allo scopo espressamente enunciato all'art 1 della legge 92 del 2012, di "accelerare la definizione delle relative controversie", ovviamente nell’intento non nascosto di evitare, in caso di accoglimento della declaratoria di illegittimità e della richiesta eventuale (ed oramai residuale) reintegra, le conseguenze risarcitorie della pronuncia.

    Tanto comporta sicuramente che i tratti che caratterizzano la fase sommaria del procedimento specifico di cui alla Legge 92 del 2012 dovranno necessariamente sempre comportare un'accelerazione dei tempi processuali tale da rendere sicuramente ben più ristretto "il tempo occorrente per far valere il diritto in via ordinaria".

    Su tale linea non manca, secondo una diversa interpretazione ma ugualmente restrittiva, chi ritiene che non possa darsi una risposta generale ed astratta e non sia quindi possibile stabilire a priori quali domande possono e quali non possono essere cumulate con l’impugnativa del licenziamento: in tale prospettiva si è anche affermato che debba essere il Giudice a verificare se l’istruttoria relativa alla domanda connessa ritardi o meno la decisione della controversia sul licenziamento e possa, quindi, trattenere tali domande solo allorquando non influenzino la
durata del procedimento specifico disegnato dal Legislatore.

    E tenendo, quindi, presente l’enunciato fine “accelleratorio” perseguito dal Legislatore con la Riforma, dovrà trattarsi di domande che non appesantiscano il procedimento e quindi che non comportino la necessità di istruirlo in relazione a fatti ulteriori e diversi rispetto a quelli rilevanti per la decisione, risultando preferibile una interpretazione restrittiva in ragione della quale non possono rientrarvi, ad es., domande per il pagamento del TFR o della indennità sostituiva del preavviso oppure risarcimento dei danni per licenziamento ingiurioso etc. in tutti quei casi in cui, anche solo il quantum del diritto quesito sia oggetto di contestazione e necessiti di una ulteriore istruttoria incompatibile con la struttura del procedimento ex commi 47 e ss. art. 1 L. 28-6-2012 n. 92.