Studio Legale Roma

In caso di cancellazione del volo il vettore aereo è tenuto al risarcimento se non ha comunicato la cancellazione almeno due settimane prima

(Avv. Riccardo Carlone)

E' quanto ha deciso la Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la sentenza 11 maggio 2017 resa ad esito della causa C - 302/16 in tema di trasporto aereo, sancendo che il regolamento (CE) n. 261/2004 stabilisce norme comuni sulla compensazione e l'assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardo prolungato.

Nello specifico la Corte ha ribadito che in caso di cancellazione il passeggero ha diritto, fra gli altri, alla compensazione pecuniaria (c.d. indennizzo) da parte del vettore aereo, salvo che sia stato informato della cancellazione del volo almeno due settimane prima dell'orario di partenza previsto.

L'importanza della decisione non risiede, però, solo sul ribadito termine lungo di preavviso pena il risarcimento, ma sul fatto che la Corte ha statuito una volta per tutte rispondendo alle domande: i) se l'indennizzo è dovuto anche quando il contratto di trasporto è stato stipulato tramite un agente di viaggi online; ii) se il vettore è responsabile anche se ha comunicato tempestivamente la cancellazione all'agenzia.

Su tali domande la risposta data dalla Corte è che il vettore aereo operativo è tenuto a pagare la compensazione pecuniaria di cui al regolamento (CE) n. 261/2004 in caso di cancellazione del volo che non è stata oggetto di una comunicazione ai passeggeri almeno due settimane prima dell’orario di partenza previsto, anche qualora tale vettore abbia informato di tale cancellazione, almeno due settimane prima di tale orario, l’agente di viaggio tramite il quale il contratto di trasporto è stato stipulato con il passeggero interessato e quest’ultimo non sia stato informato da tale agente entro detto termine.

Con tale interpretazione della norma, quindi, è indifferente che il contratto di trasporto sia stato stipulato direttamente tra il passeggero interessato e il vettore aereo, o per il tramite di un terzo, quale un’agenzia di viaggi online, in quanto solo così leggendo la ratio normativa questa è in grado di soddisfare l’obiettivo di garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri enunciato al considerando 1 del summenzionato regolamento. 

Per giurisprudenza costante (ad es. sentenza del 16 novembre 2016, Hemming e a., C 316/15, EU:C:2016:879) – hanno osservato i Giudici europei - ai fini dell’interpretazione di una disposizione di diritto dell’Unione, si deve tener conto non soltanto della lettera della stessa, ma anche del suo contesto e degli scopi perseguiti dalla normativa di cui essa fa parte: nella specie, dal tenore letterario chiaro di tali disposizioni deriva che, qualora il vettore aereo operativo non sia in grado di dimostrare che il passeggero interessato è stato informato della cancellazione del volo almeno due settimane prima dell’orario di partenza previsto, esso è tenuto a pagare la compensazione prevista da tali disposizioni. 

La Corte ha rilevato inoltre che un’interpretazione del genere vale non soltanto ove il contratto di trasporto sia stato stipulato direttamente tra il passeggero interessato e il vettore aereo, ma anche qualora tale contratto sia stato stipulato per il tramite di un terzo, quale, come nel procedimento principale, un’agenzia di viaggi online. 

Facendo derivare ciò sia dall’articolo 3, paragrafo 5, del regolamento n. 261/2004, che dai paragrafi 7 e 12 dello stesso, sancendo il principio secondo il quale il vettore aereo che opera o ha l’intenzione di operare un volo è l’unico responsabile della compensazione dei passeggeri per l’inadempimento degli obblighi derivanti da tale regolamento, tra i quali, in particolare, l’obbligo di comunicazione di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), dello stesso.