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Cassazione civile , sez. VI, ordinanza 18.03.2013 n° 6752 - Cassazione Civile SSUU sentenza n. 10143/12 L'indicazione della PEC esclude l'obbligo di domiciliazione

Cassazione civile , sez. VI, ordinanza 18.03.2013 n° 6752 - Cassazione Civile SSUU sentenza n. 10143/12

(Avv. Riccardo Carlone)

 

  Vanno annotate due importanti pronunce della S.C. che specificano, in termini sempre più ampi, la portata della rilevanza delle comunicazioni a mezzo PEC nel processo civile: l’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione del 24 gennaio-18 marzo 2013, n. 6752 e la pronuncia delle SSUU n. 10143/12.


  In ordine di tempo la più recente ordinanza interlocutoria n. 6752/13 riconosce in maniera definitiva ed inequivocabile quale sia l'attuale rilevanza giuridica della PEC nell’ambito del processo civile sancendo ormai la piena operatività dello strumento telematico che, quindi ed in ossequio al dettato normativo, supera l'ormai vetusta problematica sia della domiciliazione presso il distretto a cui appartiene l'Ufficio Giudiziario adìto, che della comunicazione cartacea al domicilio del difensore di atti e provvedimenti giurisdizionali.

 

  Nel caso di specie la Suprema Corte ha rimandato a nuovo ruolo un procedimento, presumibilmnete estintosi per mancata comparizione del ricorrente, avendo questi indicato nel proprio atto introduttivo, come previsto dalla Legge, l'indirizzo di posta elettronica certificata senza ricevere, con tale mezzo, la "notifica" del decreto di fissazione dell’udienza con la relazione del giudice relatore, diversamente notificato in cancelleria in assenza di domiciliazione, il tutto in contrasto con il novellato art. 366 comma secondo c.p.c. che prevede come detta attività debba essere svolta a mezzo PEC, così come disposto dalla legge 12 novembre 2011, n. 183, che ha modificato la legge n. 53/1994 introducendo espressamente la PEC quale strumento utile per le notifiche degli avvocati autorizzati.

 

  Va comunque aggiunto, nel caso dibattutto, che sempre in richiamo alla medesima norma la notifica andava comunque eseguita a mezzo fax, come previsto dall'art. 136, comma 3, c.p.c.

 

  Principi confermati anche dal recente DL 179/2012 (Decreto crescitalia 2.0) dove all’art. 16 viene sancito che ”………nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici” e che vedrà la propria rilevanza aumentata in virtù di quanto disposto dal Decreto Ministero Sviluppo economico  19.03.2013 (G.U. 09.04.2013) che dispone l'istituzione dell’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC), nonchè modalità e forme con cui Ordini e Collegi professionali dovranno comunicare ed aggiornare gli indirizzi di PEC relativi ai professionisti di propria competenza.

 

  Si noti, inoltre, come la S.C., con l'ordinanza interlocutoria n. 6752/13 abbia confermato l'orientamento già recentemente sancito dalle SS.UU. con la pronuncia n. 10143/12 che ha stabilito come, con l'indicazione e la comunicazione della PEC in atti, venga superato l'onere, per il legale che svolga attività giudiziaria fuori dal distretto di appartenenza, di domiciliare la causa presso una sede operante nel distretto del Giudice adito, a pena di veder effettuate le comunicazioni e notifiche di Legge ad opera dell'Ufficio giudiziario direttamente presso la cancelleria del Giudice adìto.

 

  La pronuncia era chiamata a dirimere un contrasto sull'interpretazione dell'art. 82 RD 37/1934 ma ha portata ben più estesa in quanto dona un’interpretazione che valorizza in termini generali lo strumento della PEC e, non solo, l'obbligo recentemente introdotto della sua dichiarazione in atto introduttivo, ma anche gli effetti dell'adempimento a tale onere.

 

  Il principio di diritto coniato dalla SS.UU. al riguardo è il seguente: "l’art. 82 RD 37/1934 - che prevede che gli avvocati, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all'atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l'autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, e che in mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria - trova applicazione in ognl caso di esercizio dell'attività forense fuori dalla circoscrizione cui l'avvocato è assegnato per essere iscritto al relativo ordine professionale del circondario e quindi anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d'appello e |'avvocato risulti essere iscritto ad un ordine professionale di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della corte d’appe|lo, ancorché appartenente allo stesso distretto della medesima corte d'appello. Tuttavia, dopo l'entrata in vigore delle modifiche degli artt. 366 e 125 cpc, apportate rispettivamente dall'art. 25, comma primo, lett. f), n. 1), L 183/2011, e dallo stesso art. 25, comma primo, lett. a), quest'ultimo modificativo a sua volta dell'art. 2, comma 35-ter, lett. a), DL. 13 agosto 2011, n. 138 , conv. in L 14 settembre 2011, n. 148, e nel mutate contesto normativo che prevede ora in generale l'obbligo per il difensore di indicare, negli atti di parte, l‘indirizzo di posta elettronica certificata comunicato ai proprio ordine, si ha che dalla mancata osservanza dell'onere di elezione di domicilio di cui a|l’art. 82 per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati consegue la domiciliazione ex lege presso Ia cancelleria dell'autorità giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio sole se il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall'art. 125 cpc., non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al
proprio ordine".

 

  Di seguito si riporta anche il testo integrale dell'Ordinanza interlocutoria 24 gennaio – 18 marzo 2013, n. 6752

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI CIVILE

Ordinanza interlocutoria 24 gennaio – 18 marzo 2013, n. 6752

(Presidente Goldoni – Relatore Proto)

Considerato

Che il decreto di fissazione dell'udienza con la relazione del giudice relatore non è stato ritualmente notificato, ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., all'avvocato del ricorrente;

che, infatti, decreto e relazione sono stati notificati presso la cancelleria della Corte di Cassazione ai sensi dell'art. 366 comma secondo c.p.c., ma nella specie la ricorrente aveva indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata come previsto dalla richiamata norma a seguito della modifica introdotta dall'art. 25 legge n. 183 del 2011; ciò imponeva, a seguito della richiamata modifica normativa, la notifica a mezzo posta elettronica certificata o, nell'impossibilità di eseguire tale notifica, a mezzo fax ai sensi dell'art. 136 comma 3 c.p.c.;

che pertanto il processo deve essere rinviato a nuovo ruolo per consentire la rituale notifica del decreto di fissazione dell'udienza con la relazione del consigliere relatore.

P.Q.M.

La Corte di cassazione rinvia a nuovo ruolo.